24 maggio 2009

Incantevole MAGGIO larinese!






San Pardo

Pardo, vescovo di una Diocesi del Peloponneso (Grecia),
per le virtù mirabilmente praticate,
si attirò l’odio e le persecuzioni dei cattivi: ma tutto pazientemente sopportò.
Costretto dalla violenza dei nemici di Cristo, già avanzato negli anni e malato,
si recò a Roma, ove fu accolto con molti onori dal Papa, dal quale ottenne di ritirarsi
a vita eremitica, nei pressi della città di Lucera.
Nelle più aspre penitenze, nell’assidua preghiera, nel lavoro apostolico presso i molti Greci
immigrati nella Puglia, consumò gli ultimi anni della sua vita,
e costruì due magnifiche Chiese nuove.
Morì il 17 ottobre del 650.
Quando i Saraceni distrussero la grande e ricca città di Larino, verso l’anno 840,
ed i Lesinesi portarono via dalla distrutta Chiesa i corpi dei Santi martiri larinesi
Primiano e Firmiano, i superstiti abitanti di Larino si rifecero prendendo
il corpo di San Pardo nelle vicinanze di Lucera.
Lo trasportarono con grandi onori nella nostra città e di essa e di tutta la Diocesi fu dichiarato
glorioso Protettore.


Era il 26 maggio dell’anno 842.


INNO

a SAN PARDO

Protettore della Città e Diocesi di Larino


I

Le voci alziam di giubilo

A Dio che Pardo elesse

Larino per proteggere;

E con le voci stesse

Lodiam l’alto Signore,

Che a Pardo Protettore

Di gloria un serto dà,

Che nel cader dei secoli

Immoto resterà


II

Fu Pardo il santo apostolo

Della Moresca gente,

Che, a Cristo ribellandosi,

Quel buon pastor paziente,

Mentre che pasce e regge

Il suo diletto gregge,

Ingrata discacciò:

Ma l’ospitale Dàunia

Asilo a lui prestò.



III


E di Larino il popolo

Un dì si mosse armato,

E presso di Lucera

Quel corpo venerato

Rapì devoto e pio;

E per voler di Dio

Fu nostro protettor;

A Lui è dovuto il cantico

Del grato nostro cor.


IV

Pardo, ci sii propizio

Innanzi al divin trono;

Imploraci le grazie,

C’implora Tu il perdono;

Tu ci proteggi in vita,

Tu ci concedi aita,

Ci guidi alla virtù;

E cessi in noi del vizio

La dura servitù.










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